"Pagamento in oro alchemico", una lettera dell'esoterista italiano Giuliano Kremmerz
- Elisabetta Giuliani
- 10 nov 2020
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 30 set 2021
Giuliano Kremmerz, al secolo Ciro Formisano, fu un importante ermetista italiano del Novecento. Per divulgare le sue teorie esoteriche e incentivarne la pratica, fondò la Schola Philosophica Hermetica Classica Italica (o MYRIAM), costruita sul modello degli antichi culti misterici. In una lettera scritta a Cannes nel 1929, Kremmerz ci svela la sua idea di una filosofia dell'Invisibile e ricorda agli Italiani che sono figli della Grande Arte, un popolo fatto di miti, magie e iniziazioni...

Amico Lettore, questi dialoghi sono pubblicati per cura di pochi amici.
Non li ho riletti, né limati, perché i miei compagni di studi, improvvisati editori, hanno fatto il possibile per non darmi fastidi e per non sentirsi ripetere che si poteva fare a meno di tramandare ai posteri delle chiacchierate che non hanno neanche valore o pregio letterario.
I dialoghi sono alla buona, senza intenzione espositiva per programma di propaganda. E poi propagare che cosa? una dottrina? una fede? una religione rinnovata? E chi l’ha mai pensato?
Positivamente le investigazioni su queste ricerche, su questi studi, su queste idee che presuppongono una deliberata preparazione in chi si accinge a intraprenderle, non sono di moda.
Al pubblico ordinario piace il romanzo, non il travaglio investigativo. Piace e seduce il meraviglioso, specie a sentirne parlare, specie nelle storielle che fanno colpo sulla fantasia e la mettono in movimento.
Piace e seduce sperare nella magia per ofanità cosciente o incosciente: innamorare pazzamente una donna o vendicarsi di un nemico, posseder ricchezza senza fatica, guarire dai mali, prolungare la vita, dominare tirannicamente tutte le persone che ci circondano e ci servono. Piace lo spiritismo che dà la illusione della sicurezza di una vita di oltretomba libera, leggera, felice, senza le necessità imperiose del corpo di materia grave, senza le molestie di limitazioni nel muoverci, nell’agire, nello spostamento da luogo a luogo.
Ma l’Ermetismo, la magia cabalistica, la filosofia dell’Occulto e dell’invisibile? Troppo lavoro, troppa fatica, troppa perdite di tempo! Meglio una corsa veloce in automobile, una danzatrice dalle gambe nervose ed agili, ancora meglio una canzonetta pudibonda a senso scellerato, una partita di tennis o uno spettacolo di pugilato!
E poi, prima della grande guerra l’ora contava sessanta minuti che non passavano mai; v’era tempo per riposare, per cucinare, per digerire, per leggere, per studiare, per meditare. Ora, dove sta il tempo? I minuti sono attimi, non vi è possibilità di arrestare il pensiero su qualche cosa.
Ogni cosa si fa in fretta: grammatica, poesia, amore, tutto a grande velocità, a cinquecento chilometri all’ora, a mille spropositi al secondo!
Ed allora a che serve la propaganda? Ai pochi dell’aristocrazia del pensiero? Ma quelli che possiedono nella storia del loro spirito un ricordo lontano di questa grande analisi delle occulte facoltà dell’organismo umano, anche attraversando la mistica religiosa, finiscono tutti allo studio della magia.
Se ho fatto propaganda io stesso, contro questa mia considerazione di oggi, con libri e riviste, è stato altro il proposito che mi ha guidato:
presentare, tra tanto dilagare di associazioni mistiche o ermetiche o teofisiche, un'interpretazione di carattere esclusivamente italiano, una Scuola in antitesi a tutte le forme ricostruttive che non mi permetto di criticare nella sostanza, ma che non posso dichiarare omogenee all’insieme della nostra mentalità italiana, alla nostra maniera di considerare il problema dei poteri umani, inglobandoli con le forme di questa o quella religione, o fondendoli con pratiche religiose di chiese separate dalle attuali viventi, o evocando gli gnostici, o addirittura tuffandoli nella mistica orientale.
L’Ermetismo magico, secondo il mio modo di vedere, non deve sostenersi su di un piedistallo di fede e di ascetismo. La nostra filosofia dei valori della mente umana, se è scienza sperimentale, non può invadere il campo mistico della fede e se, per mancanza di vocaboli adatti, spesso qualche parola di pertinenza religiosa è adoperata in senso non chiesastico, la nostra non è una invasione nel campo dei credenti.
La mia propaganda è fatta con uno scopo determinato, ben preciso: richiamare alla pura e semplice ragione critica italiana i dispensatori di apologie, di simbolismi, di vanterie di sacerdozii di popoli lontani da noi o per fioritura psichica o per situazione geografica; far comprendere che noi non abbiamo finora né sorgenti di petrolio, né miniere di carbone, ma possediamo una storia mentale e un’attitudine a sorridere delle autorevoli scoperte di tanti scrittori non italiani che proprio in Italia vengono a cercare proseliti.
Ecco perché, gloriandomi di poter dire la mia idea nella sua semplicità di concezione, vedo con gioia, sentendoci la schiena meno pieghevole alle panzane pseudo filosofiche importate in Italia, di potere in tempo pregare gli altri che parlano e scrivono la nostra lingua a mantenersi bene ritti nella posizione verticale e presentare lo studio di questi tanto difficili problemi dello spirito dell’uomo vivente, con carattere nazionale, cioè omogeneo alla nostra mentalità italica.
Se l’Urbe occulta conobbe in eredità, etrusca e greco-egiziana, gli arcani della scienza delle psiche umana, la mitologia poetica dei nostri progenitori non può aver celato le verità di una scienza concreta dello spirito dell’uomo?
Perché è preferibile far l’indiano coi simboli di Budda, di Brama, o dei Parsi, quando Giove e le deità maggiori dell’Olimpo Latino possono tenere onorevolmente il paragone?
Io non affermo, né incenso alla mitologia come religione, come ispiratrice di stati mistici dell’anima umana, come educatrice e moralizzatrice della massa; non solo questo non ci riguarda, ma non credo che siamo in grado di evocare l’esatta influenza che il cumulo delle favole e dei miti abbia avuto sui popoli antichi, precedenti la inondazione cristiana, e sotto il solo aspetto religioso.
I miti delle favole divine o eroiche del cielo greco-latino non potrebbero essere un velo grossolano o tenue delle conoscenze di una scienza dell’animo umano la quale s’insegnava a una piccola schiera di menti più aristocratiche e si nascondeva alla plebe?
Noi constatiamo una abitudine della antichità: che misteri, sette, religioni, conservavano, e ben conservavano, il secreto iniziatico. Bisogna arrivare alle metamorfosi di Apuleio per sentire un’indiscrezione, mentre nell’opera attribuita a Petronio, il Satyricon, vi scorge qualche chiaro indizio di profanazione solo chi già legge nel buio classico degli occultatori delle ragioni dei misteri. Lo stesso Cristianesimo nei primi tempi fu secreto.
Dunque, seguendo il naturale sospetto di un contenuto magico dei miti e della mitografia, non vale la pena tentare un sondaggio?
In altri termini addito lo studio della mitologia, nella sua essenza, come contenente la iniziazione dei poteri dell’organismo nostro; ricerca di una scienza rara nella possibilità di mettere a nudo un arcano integrativo.
Ora questi dialoghi sono chiacchierate e senza dommi. Riprodotti dal vivo, stenografati, così come vennero parlati, non devono esser presi come responsi sibillini in cui Apollo parla a doppio senso.
Parlo io, rispondo io, argomento come un maestro elementarissimo, e, saltando qui e là da un argomento all’altro, cerco di spiegare la mia idea, il mio metodo, sulla possibilità di prendere il paradosso come un incantesimo per aprire alle menti educate alla moderna nuove vie possibili per investigare la verità.
Ho parlato con chiarezza? La mia intenzione è stata questa. Se ho sbagliato, altri farà e dirà più acconciamente di quanto ho detto e fatto io. Ma una cosa sola desidero: che gli studiosi di Ermetismo magico, italiani, non si separino, non si dividano, non si combattano tra loro in aride polemiche, ma come figli della grande arte (uso una formola e un attributo corrente negli scritti degli alchimisti) si tengano stretti con amore intorno al punto criticissimo della ricerca per la scienza più umana che l’uomo sia mai audacemente pervenuto a possedere.
L’Ermetismo, la Magia, la filosofia delle forze occulte non si riducono a semplice erudizione né ad esercizi verbali ed oratorii. Bisogna conquistare, possedere, conservare, come la Sfinge, per poi donare ai poveri della Scienza e dell’Arte quando si è pronti al sacrificio di nobilmente sentirsi prodigo.
Parendomi cosa poco dignitosa mettere il libro in commercio, perché chi compra un libro vuol leggere più che valga il danaro speso, ho pregato di darlo in dono a chi lo chiede; chi vuol contribuire, dia quanto crede; chi non lo stima meritevole d’incoraggiamento, lo legga gratuitamente.
Quando si dovrà saldare il conto allo stampatore, se quattrini non ve ne saranno, accenderò un piccolo fornello, farò liquefare in qualche vecchia casseruola un pezzo di piombo e dello stagno, vi lascerò cadere un pizzico di polvere di proiezione, e muterò casseruola piombo e stagno in oro finissimo.
Lo stampatore farà la ricevuta: pagamento senza contante, in oro alchemico.
Se l'articolo ti è piaciuto lascia un ❤️in fondo a destra
Scrive Kremmerz : "prendi il paradosso come un incantesimo per aprire la mente!"
Comments